Wednesday 01 June 2022  -  Thursday 30 June 2022

(coming soon)

Anticorpi in corpisan(t)i

 
Anticorpi in corpisan(t)i è un rocambola nella baraonda indotta dalla pandemia, un caleidoscopio guazzabuglio di metafore piuttostosìanzichéno inventate e travisate, una pandemonica matteria in chiave visuale per quanto verosimilmente pendant ad analogie di storicizzante inattualità. Come i no fax con i loro stomachevoli richiami - seppur malamente e malatamente banali, sbalorditivamente inauditi e nella loro ignorante spregiudicatezza di un revisionismo incredibile proprio perché così beota -, gli autori del lavoro si sono sbizzarriti in un parallelismo tra un fenomeno di un dato momento storico ossia la fabbricazione di così detti “corpi santi” in epoca tardo barocca e quella che tutta la schiera dei loser del no coatto vede nella fabbricazione a detta loro “di matrice complottistica” insita nel dispositivo del green pass.


Il lavoro si sostanzia di 5 canali video:

1 con il corposanto in ceroplastica di San Prospero a Dolcedo (IM)

1 che parte con il monogramma di Cristo e attraverso tableaux esplicativi porta alla comprensione della correlazione surrettiziamente rinvenuta tra i prerequisiti della salma cavata dalle catacombe e papabile di santità e il meccanismo soggiacente lo strumento del green pass

3 con una randomizzazione programmata del loop in una griglia 2x2 e 3x3 di video generativi appunto sul tema della similitudine tra “green pass“ e “palmetta” (uno degli emblemi della reliquia santificata e ceroplastificata), “Comitato Tecnico-Scientifico” e “Commissione Archeologa Pontificia” (quella che istituì i requisiti per le salme che potevano aspirare a diventar reliquia), “test sierologico” e “vaso sanguinis” (il balsamario che accompagnava nelle teche i corpi santi), “cultura devozionale” e “coltura anticorpale”“martiri della fede” e “martiri dello scientismo”

Sarà che come la Melina Riccio anche noi siamo figli adottivi di “Zena” e dunque si è centrifugata una certa somiglianza nella grafia sebbene le analogie finiscano qui, con la sua epifanicamente analogica e la nostra digitale, ma in forma spuria, in certi cicli ancora identificabile un ritmo umano interagente con la macchina circo-generante.

 

 

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